IL TUMORE DELL'OVAIO

L'APPARATO GENITALE FEMMINILE
Le ovaie sono due organi ovoidali collocati nella pelvi delle dimensioni di circa tre centimetri situati una a destra e una a sinistra dell'utero. Le loro funzioni sono due: produrre  ormoni sessuali femminili e ovociti, ovvero cellule riproduttive femminili.
Il tumore maligno dell'ovaio è dovuto alla proliferazione incontrollata delle cellule dell'organo, il più delle volte a partenza dalle cellule di superficie, cioè epiteliali, anche se più raramente le cellule germinali che normalmente producono le cellule uovo possono essere all'origine di una forma tumorale.

DIFFUSIONE
In Italia il tumore dell'ovaio colpisce circa 4.000 donne ogni anno. È al nono posto tra le forme tumorali, e costituisce il 2,9 per cento di tutte le diagnosi di tumore. L’incidenza complessiva è di circa 18 casi ogni 100.000 abitanti. 
La maggior parte dei casi viene identificata dopo l'ingresso in menopausa con i picchi massimi tra i 50 e i 69 anni.


CHI E' A RISCHIO
L'aver avuto più figli, l'allattamento al seno e l'uso a lungo termine di contraccettivi estroprogestinici diminuiscono il rischio di insorgenza del tumore dell'ovaio e sono quindi fattori di protezione.
Soltanto un caso su dieci di tumore maligno delle ovaie è dovuto ad alterazioni genetiche. Si deve pensare alla possibilità di un rischio genetico in caso siano presenti più casi di tumore ovarico o della mammella nello stesso ramo della famiglia. Si tratta generalmente di una modificazione dei geni BRCA1 e BRCA2: in questi casi il tumore generalmente compare in età più giovane.
Va ricordato comunque che l'esistenza in famiglia di tumore dell'ovaio non dà la certezza che esso si ripresenti in tutte le donne imparentate, ma solo che queste ultime hanno un rischio più elevato rispetto alla popolazione generale. Nei casi appartenenti a famiglie con alta presenza di tumore dell'ovaio o carcinoma della mammella può essere utile un esame genetico per stabilire il rischio del singolo individuo.
E qualora il soggetto fosse portatore di una mutazione genetica va adottato un programma di stretta sorveglianza con mammografie ed ecografie.

TIPI DI TUMORE DELL'OVAIO
La maggior parte delle cisti ovariche sono tumori benigni.
I tumori maligni dell'ovaio sono di tre tipi: tumori epiteliali, tumori germinali e tumori stromali.
I tumori epiteliali originano dalle cellule epiteliali che rivestono superficialmente le ovaie. Essi costituiscono più del 90 per cento delle neoplasie ovariche maligne.
I tumori germinali originano dalle cellule germinali (quelle che danno origine agli ovociti); essi rappresentano il 5 per cento circa delle neoplasie ovariche maligne, sono pressoché esclusivi dell'età giovane (infanzia e adolescenza).
I tumori stromali originano dallo stroma gonadico (tessuto di sostegno dell'ovaio). In teoria costituiscono un gruppo facilmente diagnosticabile dato che alla sintomatologia comune a tutti i tumori ovarici uniscono effetti ormonali (ovvero legati a una eccessiva produzione di ormoni sia femminili sia maschili, perché parte delle cellule è in grado di produrre testosterone). La maggior parte di questi tumori sono caratterizzati da una bassa malignità. Essi rappresentano il 4 per cento circa delle neoplasie ovariche maligne.

SINTOMI
Il tumore dell'ovaio non dà sintomi nelle fasi iniziali. Solo quando il tumore assume una dimensione importante e si diffonde all’interno dell’addome si possono avere: rigonfiamento dell'addome, senso di pesantezza/tensione, vaga dolenzia addominale, modifiche della funzionalità intestinale e vaghe difficoltà digestive. Per questo è difficile identificarlo precocemente.

SINTOMI DA SORVEGLIARE
Sintomi come addome gonfio, aerofagia, bisogno di urinare frequente sono spesso sottovalutati in quanto comuni ad altre patologie minori. Ovviamente vanno considerati solo se si presentano (o in rapida sequenza) insieme e all'improvviso: in tutti gli altri casi non sono significativi. A questi sintomi va aggiunta la sensazione di sazietà anche a stomaco vuoto. Quando si manifestano questi veri e propri campanelli d’allarme, è bene richiedere al ginecologo una semplice ecografia pelvica, che potrà dare una prima importante indicazione diagnostica. Purtroppo anche in questo caso la diagnosi è spesso tardiva.

PREVENZIONE
Non esistono al momento programmi di screening scientificamente affidabili per la prevenzione del tumore dell'ovaio. Ciononostante alcuni studi hanno dimostrato che una visita annuale dal ginecologo che esegue la palpazione bimanuale dell'ovaio e l'ecografia transvaginale di controllo possono facilitare una diagnosi precoce.
Alcuni studi hanno tentato di utilizzare per un programma di screening su popolazione sana un marcatore presente nel sangue, il CA 125, che però al momento non risulta affidabile perché troppo poco specifico. Questo marcatore è invece molto utile nel monitorare l’eventuale ripresa della malattia in persone colpite da un tumore ovarico in precedenza.

DIAGNOSI
L'ecografia transvaginale è fondamentale, in quanto riconosce la presenza di tumefazioni a partenza dalle ovaie; un ecografista esperto è in grado di valutare se una tumefazione è benigna o maligna.
Il dosaggio del CA 125 può essere spesso fuorviante, in quanto i valori possono essere elevati in molte situazioni sia tumorali ginecologiche e non ginecologiche, sia in patologie non neoplastiche come endometriosi, infiammazioni, epatopatie croniche, pancreatite o in situazioni fisiologiche come il ciclo mestruale.
L'esame pelvico ossia la visita ginecologica e la palpazione dell'addome è spesso importante, anche se i tumori più piccoli, soprattutto nelle pazienti sovrappeso, possono essere facilmente non valutabili.
Soltanto quando la diagnosi è già stata effettuata vengono utilizzate la TAC del torace e dell’addome con lo scopo di verificare la diffusione del tumore.

EVOLUZIONE
Purtroppo il tumore dell'ovaio non dà segni di sé fino a quando non ha raggiunto dimensioni notevoli e si è già diffuso agli organi dell’addome e questo influenza pesantemente l'esito delle cure.
Negli stadi iniziali, ossia quando la neoplasia è localizzata a un ovaio il risultato di una terapia adeguata è soddisfacente. Negli stadi iniziali (stadio I) la sopravvivenza a cinque anni è pari all'85 per cento; così non è negli stadi avanzati in cui la sopravvivenza a cinque anni scende al 20-40 per cento.

COME SI CURA
Le donne colpite da un cancro dell'ovaio vengono sottoposte a intervento chirurgico la cui entità varia secondo lo stadio di malattia; nei casi più limitati e nelle donne più giovani si tratta di un intervento di asportazione dell’ovaio e dei linfonodi; nei casi più avanzati l’intervento comporta l’asportazione di utero e ovaia oltre a quelle parti eventualmente colpite dalla malattia. Tuttavia l'intervento chirurgico non ha la certezza che il tumore non si ripresenti: per questo si consiglia, dopo l'intervento, una chemioterapia che è tanto più importante quanto più è avanzato il tumore asportato. I farmaci più usati sono il platino e il taxolo.
La radioterapia non viene quasi mai impiegata nella terapia del carcinoma ovarico se non a scopo palliativo su alcune sedi metastatiche.
Sono allo studio diversi farmaci biologici, tra questi l’anticorpo anti-angiogenetico bevacizumab che recentemente è stato inserito per il trattamento dei casi avanzati.